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Quante volte mi sono fermata sul bordo,
con le mani fredde
e quella voce dentro
che diceva non sei pronta.
La ascoltavo.
Ogni volta, la ascoltavo.
Come si ascolta qualcuno che ci vuole bene
e in realtà ci sta solo tenendo ferme.
Ho rimandato cose che erano mie.
Cose che mi appartenevano già
prima ancora di averle vissute,
e le ho lasciate lì, ad aspettarmi, nell'anticamera del mai.
Avevo paura di sbagliare.
Di essere vista mentre cadevo.
Di scoprire che non ero
quello che speravo di essere.
Poi un giorno ho attraversato lo stesso,
senza coraggio, senza certezza,
con le ginocchia che sapevano benissimo
quanto stavo tremando.
E dall'altra parte c'era solo questo:
la normalità di essere viva,
il sole sulle cose,
e quella paura,così grande prima, già diventata niente.
Ho capito allora che non mi proteggeva.
Mi teneva solo compagnia
nel posto sbagliato.
Adesso quando arriva la riconosco.
Le dico: lo so, ho sentito.
E poi faccio la cosa lo stesso.
Perché so già come va a finire.